Intervista

Dicono di me: “Gli scrittori…”

Buongiorno a tutti! Vorrei condividere con voi l’intervista che ho rilasciato al blog letterario Gli scrittori della porta accanto, dedicato agli autori emergenti.


Ciao Giuseppe, e grazie per avermi concesso questa intervista. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un the, una tisana, una bibita fresca o… cosa preferisci?
Sono io che ringrazio te. Gradirei un bicchiere d’acqua liscia. Possibilmente fresca, visto il clima.

Gli scrittori della porta accanto1. Bene ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontami di te. Chi è Giuseppe nella vita di tutti i giorni?
Sono uno studente universitario di 23 anni con la passione per la scrittura. Sono molto legato alla mia famiglia, seguo con interesse diversi sport, sono un appassionato di informatica, di cinema, di letteratura e di tecnologia, volendo semplificare.

2. Ci sono autori classici o molto noti che credi abbiamo influenzato, in qualche modo, il tuo stile?
Sir Arthur Conan Doyle è un autore che apprezzo particolarmente, ma credo di avere uno stile abbastanza differente da lui. Non mi ispiro a nessuno scrittore contemporaneo, e credo di proporre qualcosa di diverso rispetto all’attuale panorama editoriale.

3. Quanti libri hai scritto? Quali sono, vuoi indicarceli?
Il mio primo romanzo è stato pubblicato meno di sei mesi fa, senza contributo economico. Si intitola “Chelsea & James”, ed è in vendita in esclusiva su Amazon, anche in formato cartaceo.

4. Raccontami brevemente del tuo ultimo libro…
La trama, ambientata negli Stati Uniti, rappresenta il contesto che ho scelto per affrontare alcuni temi di rilevanza sociale, quali la soggettività della giustizia e la relatività della morale. Il libro, che non rientra in nessun genere esclusivo, è scritto utilizzando la prima persona singolare, per favorire la partecipazione del lettore, ed il presente indicativo, per una ragione che sarà più chiara andando avanti con la lettura del romanzo.

5. La rivoluzione digitale e l’e-book: cosa ne pensi di questo sistema innovativo di lettura, credi che rappresenti il futuro o è solo fumo negli occhi?
Penso che la lettura cartacea e quella digitale non siano completamente sostituibili. Sento la necessità di avere una copia fisica dei miei libri preferiti. Detto questo, poiché quello che conta è il testo, sono largamente favorevole ai libri digitali, per ragioni economiche e di spazio.

6. Tu e i social network: credi che possano rappresentare un’opportunità per un autore, o li consideri solamente un frivolo passatempo?
È vero che, a volte, i social network sembrano passatempi improduttivi, ma questo è un problema di chi li utilizza in questo senso, e non certo di chi ne riconosce e ne dimostra l’importanza sociale e professionale. Io sono attivo su Facebook e Twitter, oltre a gestire un blog personale, che può essere visitato all’indirizzo http://www.giuseppecozzo.wordpress.com

7. Progetti per il futuro: ci sono nuovi lavori in corso o ambizioni particolari?
Sto ultimando il mio prossimo romanzo, che verrà pubblicato tra settembre e ottobre. Sono molto ambizioso, ma so che più è lontana la destinazione, più numerosi sono i passi da compiere per raggiungerla. Devo continuare a lavorare duramente.

8. La tua attitudine verso la scrittura è cambiata, dopo la pubblicazione del tuo primo romanzo? Sapere che qualcuno leggerà la tua opera modifica l’approccio nello svolgimento della tua attività?
L’impegno è sempre stato massimo, ma sapere che qualcuno si aspetta qualcosa da me costituisce uno stimolo ulteriore, e non ne avverto la pressione.

9. Dove possiamo trovare il tuo libro tuoi libri?
“Chelsea & James” è in vendita in esclusiva su Amazon, sia in formato cartaceo che in versione digitale, a questo link.

Giuseppe ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de “Gli scrittori della porta accanto”, ti faccio i complimenti per il tuo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!


Ringrazio Silvia, che gestisce la rubrica riservata alle interviste. Sono felice di aver scoperto di essere uno degli autori più giovani ad aver avuto spazio su Gli scrittori della porta accanto, che vi invito a visitare.

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Dicono di me: “Il mio mondo…”

Ecco la recensione di Chelsea & James scritta da Chiara, che gestisce il blog Il mio mondo inventato. Dopo la lettura, Chiara ha voluto porgermi alcune domande alle quali ho risposto con piacere, e che riporto di seguito.


Il mio mondo inventato 2

Chelsea & James è il primo romanzo di Roberto Giuseppe Cozzo, pubblicato nel febbraio 2015. Racconta la storia di James, un ragazzo che scappa da un passato che vuole dimenticare. Nella sua fuga incontra Chelsea, una ragazza con una vita problematica. Tra i due scocca la scintilla e quest’amore improvviso e sincero li porta a scappare insieme da un passato ingombrante e scomodo, attraversando il Paese alla ricerca di un futuro migliore. Durante questa fuga, costretti a compiere gesti estremi, i due scopriranno che sì, ci si può allontanare fisicamente da un luogo, ma non ci si può lasciare alle spalle la propria vita. Perché l’unico modo per dimenticarla è cambiare.

Il mio mondo inventato2

Ho letto con estremo piacere questo romanzo semplicemente perchè ammiro sempre chi ha il coraggio di raccontare una storia. In questo caso gli ingredienti ci sono tutti: l’amore, la suspense, il tentativo di rimettere a posto una vita da sempre sfortunata. E poi vogliamo parlare del finale? Onestamente io avevo immaginato di tutto tranne quello che poi è accaduto.


1. Cos’ha ispirato questa storia?
Il desiderio di affrontare alcuni temi delicati, a cominciare da quello della relatività della giustizia. Il libro è di lunghezza media, ma ricco di significato, ed è raro coglierne tutte le sfumature, leggendolo in poco tempo. Dubito che qualcuno dei miei attenti lettori ci abbia visto solo due ragazzi in fuga. Una storia non è buona o cattiva di per sé, ma in relazione agli argomenti trattati. È così per tutti i testi, anche le favole hanno una morale.

Il mio mondo inventato2. Cosa ti ha spinto a decidere di ambientare la vicenda in America?
La storia è molto americana, non mi stupirei se a qualcuno capitasse realmente. L’ambientazione non è mai stata in discussione. Nel territorio degli Stati Uniti mi è stato possibile sviluppare alcuni elementi molto specifici della trama. Lì si guidano quasi esclusivamente automobili con il cambio automatico, facili da gestire anche per chi non possiede la patente. Ed è possibile uno spostamento in lungo e in largo, attraverso zone con caratteristiche molto diverse. Un’ambientazione Italiana non avrebbe offerto simili possibilità. Dire che una storia ambientata in Italia sia migliore in quanto tale è sbagliato esattamente quanto affermare il contrario, e per le stesse ragioni. L’ambientazione è uno degli innumerevoli tasselli di una storia, e deve combaciare con ciascuno degli altri.

3. Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai in serbo altre storie da raccontare?
Assolutamente sì, come ho dichiarato già sul retro-copertina di “Chelsea & James”. Il mio prossimo romanzo uscirà nell’autunno del 2015, e non sarà l’ultimo. Uno scrittore non svolge una professione diversa dalle altre, da questo punto di vista. Un postino consegna lettere tutti i giorni, uno scrittore scrive tutti i giorni. Pubblicare solo un romanzo non avrebbe senso neanche se avesse un successo mondiale. Restare in contatto con i lettori è fondamentale.


Ringrazio nuovamente Chiara per il suo tempo e la sua attenzione, invitandovi a visitare il suo blog, dedicato alla lettura in modo ampio, ma non esclusivo. Troverete tanti spunti interessanti.

Dicono di me: “Ambra caffè”

Ricordate la recensione di Chelsea & James pubblicata sul blog Ambra caffè? Ambra mi ha chiesto di concederle un’intervista, ed io ho accettato molto volentieri.


Ambra caffè

Prima di tutto grazie mille Giuseppe per la disponibilità e per aver accettato di partecipare a questa intervista.
Sono io che ringrazio te, Ambra. È solo un piacere.

1. La prima domanda te l’avranno già fatta in tanti, ma non posso esimermi: quando hai iniziato e cosa ti ha spinto a scrivere?
Ho cominciato da pochi anni, e solo perché avevo una storia da raccontare. Non mi sarei mai seduto al computer senza avere in mente una trama da sviluppare. La scrittura non è mai fine a sé stessa. È sempre e solo un mezzo per comunicare le proprie idee, senza che questo ne sminuisca l’elevatissima rilevanza artistica, sociale e professionale.

2. Nel tuo caso, qual è stato il “fattore scatenante” che ti ha spinto ad iniziare la stesura di Chelsea e James?
Non ce n’è stato uno solo. I temi di cui volevo parlare, affrontati durante la scrittura e da cogliere nel corso della lettura, sono molti. E tutti attuali, oltre che di vivo interesse, da parte mia.

3. Sì, infatti nel tuo libro tratti un tema forte e difficile che porta inevitabilmente a porsi la domanda “La giustizia è soggettiva?”. I tuoi personaggi hanno mostrato il loro punto di vista al riguardo. Tu invece cosa ne pensi? Come risponderesti a questa domanda?
Il rispetto delle leggi è doveroso, ma lascia sempre e comunque insoddisfazione in qualcuno. Le leggi sono intrinsecamente limitanti, e la loro presenza è necessaria. Ma ognuno ha una propria e personale visione della giustizia, e questo è fisiologico ed immutabile.

4. La gestione del carattere dei due protagonisti, simili sotto molti aspetti ma anche molto diversi, ti ha creato qualche difficoltà durante la stesura?
Assolutamente no. Sono davvero molto simili, e le differenze presenti sono sottili da cogliere. La sfida, da parte mia, era quella di riuscire a coinvolgere anche Chelsea, dato che la narrazione è sviluppata esclusivamente secondo il punto di vista di James. Penso di esserci riuscito proprio grazie al fortissimo legame esistente tra i due.
Sì, è vero, nonostante tutta la storia sia narrata da James, il punto di vista di Chelsea non rimane nascosto. Al contrario, capire il suo punto di vista attraverso gli occhi di James penso che esalti il loro legame.

5. Quanto tempo è passato da quando ti è venuta l’idea per il libro a quando è stato pubblicato?
L’idea generale risale a 4 mesi prima della stesura. Durante questo periodo, mentre ero impegnato in altri lavori, ho ricostruito esattamente la storia, come secondo la mia abitudine, annotando volta per volta molti aspetti della trama. Più nel dettaglio, ho scritto “Chelsea & James” in 6 settimane, e la pubblicazione è avvenuta un mese più tardi.

6. E durante queste sei settimane ti sei mai ritrovato ad un punto della storia dove non sapevi come continuare? Oppure esserti annotato tutti i passaggi della trama prima della stesura ha evitato il cosiddetto “blocco dello scrittore”?
Il blocco dello scrittore non esiste. Se si tratta di un momento in cui è necessaria una riflessione su come procedere, allora qualunque lavoratore, per quanto esperto, deve costantemente prestare attenzione a quello che fa, e tenere le braccia incrociate pensando a come sviluppare una trama non è diverso da decidere quale punto del muro bucare con il trapano. Il tempo necessario è variabile sulla base di innumerevoli dettagli, ma non è concepibile che una trama in cui si crede non venga sviluppata per mesi. L’ispirazione serve a tutti i lavoratori, e chi ne sente la mancanza non è un buon professionista, e forse farebbe meglio a dedicarsi ad altro. Per rispondere esattamente alla tua domanda, nelle 6 settimane in cui ho scritto “Chelsea & James”, solo in un paio di giorni ho preferito riordinare le idee, piuttosto che scrivere.

7. Pensi che il “blocco dello scrittore” venga utilizzato spesso in modo improprio? Molti aspiranti scrittori non terminano di riportare su carta le loro idee indicando appunto di avere il blocco dello scrittore. Che consiglio daresti loro?
Bisognerebbe conoscere la ragione alla base della pausa nella scrittura, ma il punto di partenza è che scrivere non è mai un dovere. Se ci si ferma per scarso interesse, si può anche lasciar perdere. Se è scarsa maturità, si può sempre migliorare con il tempo. Ma l’invocazione di questo presunto e inesistente blocco, che avviene anche da parte di scrittori professionisti, è un tentativo di giustificazione non valido e non richiesto.

8. Sei uno studente universitario; posso chiederti qual è il tuo indirizzo di studi e quanto questi hanno influenzato il tuo stile di scrittura e la tua storia?
Studio giurisprudenza, ed è facile sospettare che la scelta di affrontare il tema della soggettività della giustizia, in “Chelsea & James”, sia dovuta a questo. Ma è così solo in minima parte, anche perché le mie idee non sono condizionate da niente e nessuno. Lo stile è personale, e completamente slegato dalla mia carriera accademica.

9. Ho letto che la tua passione per la scrittura è nata anche guardando serie TV e film. Quali sono le serie tv e i film che più ti hanno ispirato e che più ami?
Ho seguito molte serie TV, tra le quali ho apprezzato particolarmente Smallville, Dr. House, Chuck, One Tree Hill e Sherlock. Ultimamente mi sto dedicando più ai film. Tra i miei preferiti ci sono Inception, The town, The Italian job, I maghi del crimine, Il discorso del Re, Titanic, Le idi di marzo, le trilogie di Ritorno al futuro, Bourne, Ocean’s e Star Wars, molti film sullo sport e quasi tutti quelli con supereroi come protagonisti. Ne sono rimaste fuori alcune decine, ma credo traspaia il mio interesse verso generi diversi.

10. Hai mai pensato a quali attori potrebbero interpretare Chelsea e James?
Sinceramente no. La storia si presta ad una trasposizione cinematografica o televisiva, ma ci sarebbe il rischio di lasciarsi coinvolgere eccessivamente dall’azione, trascurando le numerose sfumature caratteriali, psicologiche e sociali presenti nella storia. Ma ovviamente sarei felice di vedere le mie idee prendere vita. Collaborerei volentieri.

11. Parlando invece di musica, la ascolti mentre scrivi o è una distrazione?
A volte la ascolto, ma rendo meglio quando scrivo in silenzio. Adoro la musica, che ispira e motiva, ma rischia di distrarmi dalla corretta elaborazione delle idee che devo mettere su carta. E non posso permettere che succeda, tantomeno nei passaggi chiave.

12. Quale sarebbe la canzone che potrebbe fare da colonna sonora a Chelsea & James?
Questa è bella. Direi “Soldier” di Gavin DeGraw, uno dei tanti cantautori statunitensi che seguo. L’ho ascoltato con interesse nel periodo in cui ho scritto “Chelsea & James”, ed il testo di quella canzone, che consiste nella promessa di un amore eterno e di una lotta senza fine per ciò in cui si crede, rispecchia ampiamente le sensazioni dei miei protagonisti.

Questo è il video ufficiale, che parla dell’amore di un padre per un figlio, ma si dice che la canzone sia stata scritta per una donna. Solo l’autore può conoscerne il vero significato, ma il testo si adatta alla trama del mio romanzo.

13. Hai mai pensato ad un titolo differente oppure è sempre stato Chelsea & James?
Il titolo è sempre stato questo, con i nomi dei protagonisti. La trama non ruota intorno a nient’altro che a loro due, a ciò che accade loro e a ciò che loro fanno accadere. Senza di loro, non ci sarebbe stato niente da raccontare.

14. Ci sono momenti specifici della giornata in cui preferisci scrivere?
Scrivo soprattutto a tarda sera, dopo cena, quando tutto è tranquillo, anche perché è un momento della giornata che non ho mai riservato allo studio. Ma molto dipende dall’ispirazione: se hai voglia di scrivere al mattino o dopo pranzo, non farlo è doppiamente controproducente, perché sprechi delle idee e rischi di non concentrarti sugli impegni a cui ti dedichi.

15. Cosa diresti a Chelsea e James se li incontrassi in questo momento?
Dipende dal momento della loro storia che stessero vivendo. In generale, credo che direi: “Non fermatevi”.

16. Hai già annunciato che per l’autunno del 2015 è prevista la pubblicazione del tuo secondo romanzo. Puoi dirci qualcosa sulla trama e il genere che tratterai?
Come per “Chelsea & James”, il genere sarà particolare, diverso da quelli che conoscete. Il mio prossimo romanzo sarà molto diverso da “Chelsea & James”, soprattutto da alcuni punti di vista. Ma i due avranno in comune l’ambientazione americana, l’età dei protagonisti e la complessità dei personaggi. E il mio stile.

Ci racconti solo il tanto giusto per farci incuriosire. Mi piacciono i personaggi complessi quindi attendo davvero con ansia l’uscita del romanzo! Grazie mille Giuseppe per il tempo che mi hai dedicato!
Grazie a te e ai tuoi lettori per l’attenzione che avete dedicato a me. Se vorrete leggere il mio romanzo, aspetto con interesse i vostri pareri.


Tra una domanda e l’altra, avrei voluto assaggiare i muffin di Ambra e bere il tè che mi avrebbe offerto. Ma prendere posto nel suo caffè solo virtualmente è stato comunque molto piacevole, ed io la ringrazio di avermi ospitato.

Dicono di me: “Salotto dei libri”

Vi riporto la mia più recente intervista, che è appena stata pubblicata sul blog Salotto dei libri. Sembra lunga, ma le mie risposte sono state stimolate dalle domande di Simona.


Salotto dei libri

Ciao Giuseppe, grazie per la disponibilità e benvenuto nel mio Salotto dei Libri
Grazie a te per l’accoglienza, Simona.

1. Parlaci di te. Sappiamo che sei uno studente universitario e che gestisci un blog personale in cui parli dei tuoi interessi. Quali sono? E quale posto è occupato dalla scrittura?
Comincio dallo sport: seguo i più importanti campionati di calcio europei e le competizioni internazionali, il basket NBA e NCAA, il tennis, la MotoGP e la Formula 1, per tacer di golf, poker, snooker e baseball, che conosco molto meno. Mi piacciono il cinema e la letteratura, e faccio un ampio ricorso alla tecnologia. Ma la scrittura è in cima alla lista, semplicemente perché mi dà la possibilità di creare qualcosa che porta la mia firma.

2. Parlaci del tuo romanzo “Chelsea & James”. Dalla trama si deduce che tratta delle tematiche molto forti.
Confermo. I temi sono la relatività della morale, la soggettività della giustizia, il durissimo contrasto tra il ruolo imposto dalla società e le proprie aspirazioni, il condizionamento del passato nei confronti del futuro. Non è il tipico esordio di un ventenne.

3. Da cosa hai tratto spunto per scrivere questo romanzo?
Da una storia realmente accaduta e comunemente nota, a cui si fanno vaghi ma chiari riferimenti all’interno del testo, e dalla quale il mio romanzo si distacca in modo costante e completo. Può sembrare strano, ma l’idea di scrivere questo romanzo è diventata una necessità mentre ero impegnato in un’altra stesura.

4. Parlaci meglio dei protagonisti di questa storia, Chelsea e James. Quanto di te (o delle persone che conosci) c’è in loro?
In ognuno dei miei personaggi c’è qualcosa di mio e qualcosa che mi è estraneo. Con Chelsea e James, condivido l’incapacità di arrendersi, il desiderio di cambiare le cose, e la complicità consapevole e colpevole che deriva dal reciproco amore incondizionato.

5. Come è nata la tua passione per la scrittura?
Guardando serie TV e film. Ed è per questo che i miei lavori hanno descrizioni ridotte, in favore dello sviluppo dei personaggi e della cura dei dialoghi, che rappresentano i punti di forza del mio stile. Il colore delle pareti di una stanza, se non è funzionale alla narrazione della storia, non interessa né a me, né ai miei lettori.

6. Hai dichiarato che la prima lettura che ti ha colpito è stata quella di “Uno studio in rosso” di Conan Doyle. Oltre a scrivere, sei anche un lettore accanito?
Certamente leggo, ma meno di quanto vorrei, per ragioni di tempo. È vero che una buona lettura favorisce una buona scrittura, ma non è necessario che uno scrittore legga avidamente, né che un grande lettore scriva.

7. Un consiglio a chi vuole provare ad avventurarsi nel mondo della scrittura?
Non gradisco l’incoerenza che molti scrittori affermati manifestano, suggerendo agli esordienti di lasciar perdere. Lo fanno perché emergere è complicato, ma le opportunità lavorative alternative, nel nostro Paese, lo sono almeno altrettanto. Io consiglio semplicemente di andare fino in fondo, ma a condizione che scrivere sia una necessità, e non un passatempo.

8. Parlando degli aspetti “tecnici”: Ti sei rivolto subito ad un editore per la pubblicazione del libro o hai provato prima la strada del self?
Gli editori non riescono a leggere le innumerevoli proposte ricevute, e scelgono di sopportare il rischio di mancare qualche buon libro. Al contrario di quello che avveniva nello scorso secolo, uno scrittore può essere notato solo dopo aver acquisito quella visibilità che soltanto un editore, in passato, avrebbe potuto fornirgli.

9. Hai altri progetti in cantiere al momento?
Sto lavorando al mio prossimo romanzo, che verrà pubblicato in autunno. Restare in contatto con i miei lettori è fondamentale, perché quasi ognuno di loro, dopo aver letto “Chelsea & James”, mi ha fatto sapere di essere in attesa dei miei lavori successivi. Posso assicurare loro che ho intenzione di andare avanti.

Grazie per essere stato qui e in bocca al lupo per la tua carriera.
È stato un piacere. Ricambio i ringraziamenti e l’augurio!


Mi conoscete meglio di prima?
Rinnovo i miei ringraziamenti a Simona, invitandovi a visitare il suo blog, davvero ben fatto.

Dicono di me: “Crazy for read”

Eccovi l’intervista che ho concesso molto volentieri a Federica e Francesca, che gestiscono il blog Crazy for read.


Crazy for read 2

Ciao Giuseppe, benvenuto nel nostro piccolo blog e grazie di esserti prestato a parlarci di te e del tuo romanzo d’esordio!

1. Partirei subito con una domanda a strappo! Vuoi presentarti ai nostri lettori? Chi è realmente Giuseppe, parlaci un po’ di te!
Sono uno studente universitario di 23 anni. Sono molto legato ai miei familiari, e la scrittura è uno dei miei tanti interessi, con lo sport, il cinema, la musica e la tecnologia, di cui parlo sul mio blog. Conciliarli tutti con lo studio non è facile, ma ho imparato a gestire il tempo che ho a disposizione, tentando di ricavarne il massimo.

2. “Chelsea & James” è il tuo romanzo d’esordio. Da dove nasce la voglia di scrivere questo racconto?
Volevo analizzare i criteri con cui le persone distinguono il bene dal male, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. La particolarità è che ho dovuto acquisire un’idea compiuta, prima di parlarne, ma il mio romanzo non contiene verità assolute o risposte definitive. Mi sono limitato a lasciare al lettore gli strumenti che ritengo siano utili a maturare la propria idea.

3. C’è qualche libro o autore che ha influenzato la tua vita?
“Uno studio in rosso” di Sir Arthur Conan Doyle, il romanzo con cui è nato Sherlock Holmes. Nell’epitaffio presente sulla sua tomba, si ricorda che l’autore è stato “medico” e “uomo di lettere”. Quel suo romanzo, come gli altri che ha vergato, è il risultato del complesso prodotto tra scienza e letteratura, e mi auguro che questa caratteristica sia pur minimamente presente in ciò che scrivo.

4. Descrivi brevemente “Chelsea & James”, cosa troveranno al suo interno i lettori?
“Chelsea & James” è un romanzo che rientra in diversi generi: thriller, azione e avventura, ma non solo, quindi i miei lettori troveranno diversi spunti di riflessione. È una storia lineare e semplice da seguire, ma estremamente profonda. Il motivo per cui amerete i miei protagonisti è lo stesso per cui potreste condannarli.

5. Consiglieresti il tuo libro a qualcuno in particolare o credi sia adatto a tutti?
È adatto a tutti, anche se qualche lettore mi ha fatto notare che non lo consiglierebbe ai minori di 16 anni. Rispetto il giudizio, ma non sono particolarmente d’accordo. Non voglio sottovalutare gli adolescenti, che, se lo interpretano nel modo giusto, potrebbero anche trovarlo un interessante approccio alla lettura.

6. Nell’autunno del 2015 è prevista la pubblicazione del tuo secondo romanzo. Possiamo avere una piccola anteprima?
Quasi tutti i lettori di “Chelsea & James” mi hanno chiesto informazioni sul mio prossimo romanzo, o mi hanno detto che lo aspettano con interesse. Senza anticipare troppo, posso dire che si tratta di una storia su cui ho investito molto, di lunghezza maggiore, e che costituirà il primo episodio di una serie, ugualmente non rientrante in un singolo genere.

7. Hai qualche consiglio da dare a giovani scrittori come te?
Vorrei avere l’esperienza necessaria, ma anch’io ho appena cominciato. Posso solo sconsigliare la pubblicazione a pagamento, visto l’ostracismo più o meno giustificatamente riservato a chi ricorre a questa soluzione. Ed è fondamentale riuscire ad ignorare completamente le critiche gratuite, immancabili a qualsiasi livello.


Rilasciare questa intervista è stato un piacere. Ringrazio Federica e Francesca per avermi concesso la possibilità di farlo. Se volete, potrete seguire il loro blog a questo link.

Dicono di me: La nostra libreria

State iniziando a conoscermi come scrittore, ma io sono prima un lettore. Siete curiosi di scoprire le mie abitudini? Vi riporto l’intervista esclusiva che ho rilasciato a Michele, che gestisce il blog “La nostra libreria“ insieme con Giò.


Come e quando è nata la passione per la lettura
Il primo libro che ho davvero apprezzato è stato “Uno studio in rosso”, di Sir Arthur Conan Doyle. Ero già adolescente, e non credevo che stare incollato a delle pagine potesse essere interessante. Quell’esperienza mi ha fatto capire che esiste un libro per ognuno di noi, anche e soprattutto per chi non legge affatto, ritenendo che la lettura sia un passatempo noioso.

Generi e autori preferiti
Non amo le etichette, e i generi attribuiti ai libri sono etichette pesantissime. È quasi impossibile che un romanzo rientri in un singolo genere, ed affermare il contrario è una semplificazione quasi sempre eccessiva. “Chelsea & James”, per esempio, non rientra esattamente in nessuno dei generi di cui si è soliti discutere. Questo discorso non vale completamente per gli autori, tra i quali apprezzo particolarmente il creatore di Sherlock Holmes, che ho citato nella risposta alla domanda precedente.

Un consiglio di lettura
Il mio suggerimento riguarda la lettura in generale. Il tempo è limitato, non è il caso di sprecarlo leggendo un libro che non si apprezza. Se una storia non convince, abbandonarla non è una colpa del lettore, né una mancanza di rispetto verso l’autore. Allo stesso tempo, però, non si dovrebbe essere prevenuti. Giudicare un romanzo senza avergli dato un’occasione è un atteggiamento immaturo.


Vi invito a visitare il blog di Michele e Giò, che ringrazio per la disponibilità.
Potete farlo a questo link.

Dicono di me: “If you have…”

Il titolo non è completamente esatto, perché sono stato io a parlare di me stesso. Vi riporto l’intervista che ho rilasciato ad Antonella, che gestisce il blog “If you have a garden and a library… you have everything you need“. Credo sarete d’accordo con me nel ritenere le domande particolarmente interessanti.


If you have a garden 2

1. Sei giovanissimo. Hai solo 23 anni, ma hai già pubblicato il tuo romanzo d’esordio “Chelsea & James” e presto ne pubblicherai un altro. È sempre stato il tuo sogno fare lo scrittore?
Al contrario. Da adolescente, chi giudicava i miei scritti mi etichettava come troppo sintetico e privo di fantasia. Non avrei mai pensato che qualche anno dopo, mentre frequentavo le superiori, avrei avvertito il desiderio crescente di mettere su carta le mie idee. Ne ho avuto la possibilità solo dopo essermi iscritto all’università. Ed ho intenzione di continuare.

2. Essendo giovane sei molto “social”. Gestisci una pagina Facebook, un profilo Twitter e un blog. Questa “socialità” ti aiuta a raggiungere un pubblico maggiore? E, soprattutto, qual è stata la risposta del pubblico al tuo primo romanzo?
Internet mi è utile non solo per farmi conoscere, ma anche per restare in contatto con i miei lettori. Credo che il rapporto tra lettore ed autore debba essere coltivato costantemente, e non restare circoscritto alle sole pubblicazioni, che avvengono a distanza di molto tempo. Quanto al riscontro, ho pubblicato solo da poche settimane, e quindi il campione, anche se autorevole, è ridotto. Ma finora ho ricevuto solo pareri gratificanti.

3. Per pubblicare il tuo libro hai optato per il self-publishing. Scelta obbligata o decisione ponderata?
Ho rinunciato da subito e senza esitazione all’eventualità di pubblicare con un editore a pagamento. All’auto-pubblicazione avrei preferito il sostegno di un editore, specie se con rilevanti possibilità di diffusione. Ma le case editrici sono attualmente sommerse da richieste che non riescono a smaltire. Il rischio che corrono è quello di lasciarsi sfuggire l’occasione di editare qualche buon romanzo, categoria nella quale spero e credo rientri il mio.

4. Infine, perché un Lettore dovrebbe leggere il tuo romanzo? Cosa lo rende speciale e appetibile?
La scrittura è una forma d’arte, e, in quanto tale, include molti aspetti di soggettività, a cominciare dalla trama e dallo stile, sui quali spesso si è erroneamente abituati a ragionare per assoluti. La qualità formale, invece, è un elemento che tende all’oggettività, e mi sento di dire che il mio sia un romanzo ben scritto. E non ci sono riempitivi inutili: ogni parola è scelta con cura e funzionale alla trasmissione di emozioni attraverso la narrazione.


Ringrazio Antonella per avermi coinvolto, mi ha fatto molto piacere. Vi riporto il link al suo blog, nel caso vogliate visitarlo. Io ve lo consiglio.