Dicono di me: “Con i libri…”

Ecco la recensione di Chelsea & James pubblicata sul blog letterario Con i libri in paradiso, gestito da Dalì. Le immagini, scelte da lei, sono tutte molto adatte. Soprattutto quella centrale.


Con i libri in paradiso

James all’inizio del libro si trova di passaggio nel paese di Chelsea, ma ne partirà con l’amore della sua vita al suo fianco. Il libro è la loro fuga: di James da un mondo opprimente che non gli lasciava via d’uscita, da un uomo che forse gli voleva bene in un modo troppo contorto; e di Chelsea, che vede in James la sua via di salvezza, il suo compagno che le sgraverà il peso da portare sulle spalle. Perché per me James è stato la furia determinata che travolge Chelsea, le sconvolge la quotidianità, la convince ad aprirsi e poi a seguirlo. E Chelsea per me è stata un bocciolo già pronto, che aspettava solo lui per aprirsi, per allontanarsi da quel mondo che non le permetteva di vivere davvero e che era davvero troppo per un ragazza come lei. Ma è anche un mondo che l’ha resa ciò che è, così simile a James, complementari e simili allo stesso tempo.

Con i libri in paradiso 4Ecco, i personaggi mi sono parsi così: destinati a stare insieme e a lottare insieme. E poi questa loro storia, che è preponderante, la protagonista del romanzo, non oscura il resto: non impedisce agli altri personaggi di caratterizzarsi, anche se con poco spazio, come forse è giusto che sia. Sapete che io amo i personaggi verosimili, numerosi e belli (lo dico forse troppo spesso) e in una storia come questa capisco che il ruolo da protagonisti lo svolgano loro: ma sono stata felice di trovare tutto uno sfondo di persone quasi vere, che si muovevano bene, che avevano delle storie, che influenzavano gli eventi a modo loro: Gloves, l’ostaggio, anche il capo di Chelsea nelle prime pagine.
Ho amato poi questo aspetto di romanzo di formazione, che vede crescere i personaggi e soprattutto li vede avvicinarsi: odio quando due sconosciuti riescono, nei libri, ad essere una coppia perfetta dopo sole venti righe. Qui è stato un salire costante, fino davvero all’ultima pagina, un evolversi di un rapporto. Ci sono state le incomprensioni, che hanno messo in luce tante similitudini ulteriori tra i due, le gioie, lo stupore di capirsi alla perfezione, il coraggio di aprirsi e raccontarsi di James, che non ci riesce subito.

Con i libri in paradiso 2Ecco, questo la dice lunga su quanto ognuno sia caratterizzato bene, a pennello. Ma James è così sin dall’inizio con il suo fare circospetto e investigativo, con il senso dell’avventura e della cautela, ma poi catturato da qualcuno a cui non saprà resistere.
Poi c’è il grande tema ingombrante: quello che si legge sulla quarta di copertina e sulla trama qui su, quello che vi ho detto che forse non capirete se non leggete il libro. Senso di giustizia, morale, moralità, leggi… be, c’è molto su cui riflettere. Chelsea e James rubano, prendono ostaggi, si stabiliscono in case altrui e vanno anche molto oltre. Io non posso raccontarvi nulla, ovviamente, ma posso dirvi che se ho ritardato così tanto la recensione è stato anche per riflettere, tanto che ora apprezzo il libro molto di più di quando lo avevo appena finito. Il finale lo ho amato, imprevedibile, elaborato e perfetto. Tant’è che magari dici “No, è impossibile, non ci credo!”, ma subito dopo capisci che non poteva andare altrimenti, che quello si incastrava troppo bene con tutto il resto. Però, però, però, tutte quelle vicende ambigue, quel discorso di agire per la propria morale, nonostante non sia giusta, e quindi andare contro principi che sono universalmente riconosciuti, ecco, tutto questo mi ha portato a screditare un po’ i personaggi. Sono sì completi e perfetti come personaggi, ma come persone sono strane: sono forse frustrati, oppressi per troppo tempo, o ingenui. Credono quasi di fare il giusto, quando in realtà è palesemente sbagliato. Non so, non so spiegare. Credo che dobbiate leggere. Vi assicuro che vi darà tantissimo su cui riflettere.

Con i libri in paradiso 3Se devo essere sincera ho trovato qualche difficoltà ad ambientarmi con lo stile, è praticamente perfetto, ma semplicemente all’inizio non mi sembrava scorrevole, forse un po’ troppo sofisticato: ma con poco mi sono abituata, probabilmente perché la trama incatena così tanto che allo stile non ci si fa caso.
Se vi posso dare un consiglio, che di solito non do, è quello di leggere il finale del libro ascoltando Hallelujah cantata da Jeff Buckley: a me è capitato per caso, ma l’ho trovata bellissima in quel contesto (non che non sia bellissima di suo).
E poi una precisazione, tre cuori/tre cuori e mezzo era il voto che avevo dato non appena ho finito la lettura, volevo cambiarlo adesso in quattro cuori, perché dico sul serio quando dico che qualche giorno di riflessione è indispensabile, ma ho lasciato perdere perché non è mezzo punto a fare la differenza, e tre cuori e mezzo vuol dire mi è piaciuto, molto.

E poi conta tutto questo che ho scritto finora. Conta che è stata una lettura complessa e molto spesso è difficile dare un voto selettivo a cose difficili, scusate il giro di parole, ma è più semplice e più utile parlarne. Conta che leggere serve ad arricchirci prima di tutto, e se qualcosa ti fa riflettere, indubbiamente ti sta arricchendo, e conta anche che essere contraria a molte cose che trasparivano dal libro mi ha un po’ influenzata.
Leggetelo vi prego! Forse non è molto conosciuto, ma trovarlo e comprarlo è semplice e vi assicuro che ne vale la pena e che avremmo bisogno di più opere di questo genere, che toccano anche i temi più delicati, senza essere polemici o banali.
E poi ho bisogno di qualcuno con cui parlare della fine di questo libro


Conoscevo bene la canzone citata da Dalì nel corso della recensione, e mi piace moltissimo. La versione originale di Hallelujah, rilasciata nel 1984, è stata composta da Leonard Cohen in oltre due anni. Nel caso in cui vogliate ascoltarla, vi lascio la splendida versione realizzata dal compianto Jeff Buckley, il cui anniversario di morte ricorre proprio oggi.

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