Paolo Condò intervista Rizzoli

Pur essendo un altro personaggio sportivo di rilievo, Nicola Rizzoli, arbitro di calcio, è il primo ospite di Condò Confidential che non abbia fatto della vittoria il suo obiettivo professionale, per evidenti ragioni.

Quello del direttore di gara è un mestiere ingrato, avaro di soddisfazioni, in confronto alle critiche. Gli arbitri non vengono nominati, se non quando commettono errori, e questo porta a dire che un fischietto è tanto più bravo quanto meno si parla di lui.

Non è raro che gli arbitri vengano definiti come un male necessario, qualcosa di cui, potendo, si farebbe volentieri a meno, e di cui non ci sarebbe effettivamente bisogno, in un irreale mondo ideale.

NicolaRizzoliMi sono sempre domandato cosa spinga un arbitro a fare questo mestiere, rischiando la propria incolumità, soprattutto nelle serie minori. Rizzoli confessa che la sua scelta è stata frutto del caso. Come tutti noi, anche lui voleva diventare calciatore, ma, quando un infortunio lo ha costretto ad un temporaneo riposo forzato, si è convinto a seguire il corso per diventare arbitro, accompagnando un amico, per imparare meglio le regole del gioco. Ennesima testimonianza dell’impossibilità di programmare completamente la propria vita.

La lunghezza media delle interessantissime risposte è nettamente la più elevata, tra gli ospiti di questa stagione, e non solo in virtù dell’evidente merito dell’intervistatore. Verrebbe da chiedersi perché l’art. 40, punto 4, lett. d) del “Regolamento dell’Associazione Italiana Arbitri” preveda che “Agli arbitri è fatto divieto di rilasciare interviste a qualsiasi mezzo di informazione o fare dichiarazioni pubbliche in qualsiasi forma […] salvo espressa autorizzazione del Presidente dell’AIA”. Poche scelte sono chiare, tra quelle prese in Italia, per chi conosce pur minimamente la cultura sportiva americana, in cui a Dan Crawford, fischietto veterano di Chicago, non è fatto divieto di arbitrare i Chicago Bulls. E perché mai dovrebbe essere il contrario?

Internazionale dal 2007, Rizzoli è stato il terzo arbitro italiano a dirigere una finale dei Mondiali: lo ha fatto nel 2014. Un anno prima, aveva diretto una finale di Champions League, scoppiando a piangere al termine della gara, testimoniando la sua emozione, frutto di una preparazione portata avanti per lungo tempo.

Rizzoli ha arbitrato quasi 300 partite, ed è chiamato a dirigere gare di Serie A da 14 anni. Ammette che arbitrare all’estero sia più facile, perché il rapporto con i calciatori non è continuativo. Io ritengo che sia anche una questione di cultura sportiva. Di rispetto. Un sentimento facile da pretendere, ma evidentemente difficile da concedere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...