Marcello Lippi da Paolo Condò

Marcello Lippi non è un allenatore come tanti. Con Vicente del Bosque, è l’unico ad essersi laureato campione del mondo sia con un club che con una nazionale. Immagino che quasi tutti i lettori di questo blog ricorderanno dove fossero la sera del 9 luglio 2006, quando il c.t. di Viareggio è diventato il primo a raggiungere questo traguardo.

MarcelloLippiCome ricordato da Paolo Condò, la scalata, cominciata anni prima, non è stata priva di complicazioni. Nel corso della stagione 1989-’90, il Cesena offre a Lippi un rinnovo di contratto ancora prima della conquista della salvezza, poi prontamente raggiunta. Per dimostrare di essere una persona affidabile, Lippi rifiuta la proposta dell’Atalanta, che gli aveva offerto un contratto economicamente vantaggioso, salvo essere esonerato dal Cesena sei mesi più tardi. Riparte dalla Serie B, alla Lucchese, squadra in cui aveva chiuso la carriera da calciatore, confermando che mancare l’appoggio, mentre si sale una scala, non significa scivolare sul piolo precedente, ma dover sostanzialmente ricominciare da zero.

Ma Lippi, sicuro dei propri mezzi, era convinto che avrebbe raggiunto i traguardi desiderati. La consapevolezza è una prerogativa dei grandi. Sono d’accordo con chi dice che, se non credi in te stesso, nessuno lo farà. Lippi conferma anche che, per riuscire a vincere, è quasi immancabilmente necessario sopportare sconfitte pesanti: la vittoria della Champions League nel 1996 con la Juventus non è stata replicata nelle finali disputate nei due anni successivi e nel 2003.

Nell’estate del 2006, quando il calcio italiano era già tramontato, Lippi ha condotto la nostra nazionale alla vittoria del quarto Mondiale. Racconta di come le precedenti amichevoli vinte contro Olanda e Germania abbiano infuso nei giocatori la fiducia di vincere la competizione, e non la semplice speranza di ben figurare. Nella serie di rigori contro la Francia, in finale, Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso sono andati a segno, portando l’Italia sul tetto del mondo.

Dieci anni prima, in occasione della vittoria della Champions League, l’enfatica corsa celebrativa verso i propri giocatori era costata a Lippi il paio di occhiali che indossava, caduto a terra e andato in frantumi. L’esperienza, definita come conoscenza della realtà, l’ha portato a mettere al sicuro le lenti, a Berlino, prima di festeggiare la conquista del Mondiale. Mentre un Paese intero esultava, il principale artefice del successo azzurro, non visto, dava mostra della qualità che più delle altre gli ha permesso di arrivare dove meritava.

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