Condò intervista Maldini

Nella puntata di Condò Confidential andata in onda venerdì 10 aprile, Paolo Condò ha intervistato lo storico capitano del Milan. Sarà che “Maldini” è l’anagramma di “di Milan”, ma l’indimenticabile colonna della difesa ha quasi 47 anni, e ne ha trascorsi 31 con la maglia rossonera. Il primo trofeo conquistato è lo scudetto del 1988, ottenuto grazie ad una rimonta sul Napoli propiziata dalla vittoria nello scontro diretto esterno, a due giornate dal termine. Maldini avrebbe chiuso la carriera con 26 titoli vinti, la metà dei quali in campo internazionale.

PaoloMaldiniEppure, entrare nel mondo del calcio con l’etichetta di raccomandato non è stato facile. La pressione mediatica era di gran lunga inferiore rispetto ad oggi, ma i genitori dei suoi compagni di squadra, da ragazzo, non evitavano di farglielo pesare.

Quando Paolo Condò glielo fa notare, Maldini conferma che la linea dinastica da Baresi ad Ambrosini, che lo hanno rispettivamente preceduto e seguito, si è interrotta. I giovani attuali non hanno più degli esempi da seguire, come uomini e come professionisti. Nel corso dell’intervista, i paragoni tra il presente e il passato calcistico sono continui e appropriati, ed evidenziano una grande modestia da parte dello storico giocatore italiano, che tiene a ribadire le complesse dinamiche attuali, rese tali dalle distrazioni cui sono così frequentemente esposti i suoi giovani colleghi.

Gli avversari più difficili che Maldini abbia affrontato sono stati, per sua ammissione, Zidane, Maradona e Ronaldo. A conferma della sua umanità, ha confessato di essere spesso stato sul punto di vendicarsi degli interventi aggressivi che alcuni suoi avversari gli hanno riservato. Qualche volta l’ha anche fatto, come quando ha erroneamente colpito Franco Baresi, il suo capitano, mancando Aldo Serena, reale destinatario dell’attentato.

L’excursus sulla sua avventura in nazionale è abbastanza ampio da toccare tutte le tappe, partendo dagli Europei del 1988, che videro trionfare l’Olanda dei suoi compagni rossoneri Gullit e Van Basten, entrambi a segno in finale. Il ricordo più recente è l’infausta eliminazione dal Mondiale nippo-coreano del 2002, malgrado l’Italia disponesse di quella che lo stesso Maldini ha definito una squadra molto forte. Ma la maggiore occasione di conquistare la Coppa del Mondo, la cui assenza dal palmarès rappresenta la sua più grande delusione in carriera, è svanita con la sconfitta ai rigori del mondiale nordamericano del ’94.

Al termine dell’intervista, Paolo Condò gli chiede quale sia la partita che, potendo, rigiocherebbe. Confesso che io avrei scelto una sconfitta, per provare a sovvertirne l’esito. Dopotutto, uno straordinario vincente non può non aver vissuto anche delusioni scottanti. Lui, invece, torna all’origine della sua carriera. Al suo esordio, al primo tocco di palla, un banale retropassaggio al portiere. L’emozione che vorrebbe rivivere è quella del debutto. Ma in fondo non c’è da stupirsi. La sua passione ha radici profonde, e nient’altro avrebbe potuto permettergli di collezionare oltre 1000 presenze.

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