Altro tiro, altro giro, altro regalo

Dopo “Da zero a otto” (la biografia di Danilo Gallinari) e “Basket, uomini e altri pianeti” (in collaborazione con il coach Ettore Messina), Flavio Tranquillo completa il gioco da tre punti con il suo terzo libro dedicato al basket, “Altro tiro, altro giro, altro regalo”, che prende il nome da una sua espressione idiomatica della quale rivela la casuale origine all’interno del testo.

Flavio-TranquilloL’autore, con il quale ho in comune le origini calabresi, è la voce italiana del basket NBA, la lega nordamericana che rappresenta il primo marchio sportivo del mondo. Racconta di essere pagato per fare qualcosa che farebbe gratuitamente. E si vede. Il suo amore per il basket traspare da ogni parola ed ogni cambio di intonazione. È raro incontrare persone così appassionate a qualcosa. Si riesce meglio in ciò che si ama, e la società sarebbe migliore, se ognuno facesse quello che più desidera. Oltre ad una competenza smisurata, dai suoi interventi scritti e verbali traspare una professionalità che sembra essere raggiungibile solo dalla sua umanità. Il nostro, infatti, è anche impegnato nella lotta contro la mafia. Con il giudice siciliano Mario Conte, è autore del libro “I dieci passi: piccolo breviario sulla legalità”.

Non rientro tra le poche persone in grado di sedersi al suo stesso tavolo per parlare di basket, sport che che l’autore intende come “atletica giocata”, riprendendo una definizione spesso citata dal suo maestro Aldo Giordani ed attribuita ad un velocista olimpico. Ci sono cose che puoi conoscere solo attraverso molti anni d’esperienza o una dedizione professionale che non posso permettermi di riservargli. La complessità di questo sport è superiore, e non di poco, a quella dei tanti altri che seguo. Sembra incredibile, ma analizzare statistiche avanzate quali PER, EPV, TS% o Real Plus-Minus è solo una parte del tutto. Ed è proprio da questo che traspare la straordinarietà del basket.

Malgrado la relativa esperienza, riesco a cogliere qualcosa di piacevole, e che mi spinge ad approfondire progressivamente, per quanto possibile, portando avanti questa passione. Il mio primo ricordo sul basket è legato a Space Jam, che avrò visto due dozzine di volte, ma mi sono davvero appassionato solo quattro anni fa, del tutto casualmente, guardando una decisiva Gara 5 delle finali della Eastern Conference. Non ho bisogno di dirvi chi ci fosse in cabina di commento, né quale peso “The Voice” abbia avuto a proposito del fatto che, di lì a pochi giorni, sarei tornato davanti allo stesso schermo, questa volta consapevolmente. Il nostro sostiene che non si guarda una partita per ascoltarne il racconto, ma per osservarne gli interpreti. Condivido, in linea di massima. Tuttavia, se la voce fosse stata un’altra, non sono sicuro che le prestazioni di Heat e Bulls sarebbero state sufficienti a farmi tornare. Ho intravisto la fondatissima possibilità che, grazie alla competenza del narratore, le mie conoscenze su quello sport sarebbero cresciute in modo esponenziale. E la mia intuizione si è concretizzata.

IMG_0409L’impressione che Flavio Tranquillo esprime nel libro e sul libro è del tutto fondata. Somiglia ad una sua telecronaca, ed è proprio per questo che non possiamo non amarlo. È “rapsodico, pieno di contaminazioni, parentesi, fughe in avanti e flashback. Con più di una traccia di moralismo”, un’accusa che, per sua stessa ammissione, gli viene mossa di frequente, e che lui interpreta opportunamente come un complimento. Le sue tesi, altamente elaborate e ampiamente argomentate, sono rigide, e faranno storcere il naso a più di qualcuno. Si può non essere d’accordo, ma non ritenerle prive di fondamento.

“Altro tiro, altro giro, altro regalo” è un libro che merita una valutazione massima. Lo consiglio ai due o tre che seguono il basket senza conoscere l’autore; a chi fa parte di una delle (almeno) due generazioni che seguono con interesse Flavio Tranquillo; a chi, fino ad ora, non si è mai chiesto cosa ci sia dietro ad una retìna che si muove, e magari vuole provare a scoprirlo. E lo consiglio anche a chi non ha una buona considerazione dell’autore: non sprecate anche questa occasione di manifestare onestà intellettuale.

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