Ancelotti ospite di Paolo Condò

È il 1979. Un giovane Carlo Ancelotti realizza una doppietta nel supplementare di uno spareggio tra Parma e Triestina, regalando agli emiliani la vittoria e la conseguente promozione in Serie B. Dopo questo evento, se ne verificano altri due. Il primo è che il Barone, Nils Liedholm, allenatore della Roma dell’epoca, decide definitivamente di acquistare il ventenne centrocampista. Il secondo, non meno rilevante, è che un altrettanto giovane Paolo Condò, triestino impegnato a svolgere servizio militare proprio a Roma, maledice la radio che gli comunica la notizia e l’autore dell’evento che ne ha costituito l’oggetto. Salvo poi cambiare idea, per nostra fortuna, o la splendida intervista andata in onda ieri sera ci sarebbe stata negata.

La terza puntata di Condò Confidential ha come ospite proprio l’uomo che ha vinto la Champions League per 2 volte da giocatore e 3 da allenatore (quest’ultimo è record assoluto in coabitazione con l’inglese Bob Paisley). Il trionfo più recente è datato maggio 2014, a Lisbona, dove, nella conferenza successiva alla partita che ha regalato la decima al Real, la squadra più forte del mondo lo ha circondato per celebrarlo. Ancelotti confessa che le sue vittorie sono basate principalmente sul rapporto con i giocatori, immancabilmente fondato sul rispetto. La calma e la concentrazione non lo hanno mai abbandonato, neanche a settanta secondi dal fischio finale che avrebbe segnato la sconfitta contro i rivali cittadini dell’Atletico, in quella partita dalla discreta importanza. In un minuto e dieci possono succedere tante cose, dice. E non lo fa perché due telecamere sono puntate su di lui. La sua forza è proprio quella di avere un sistema nervoso involontariamente fuori dal comune.

Le sue due autobiografie, “Preferisco la coppa” (2010) e “Il mio albero di Natale” (2013), sono materiale pregiato anche per gli addetti ai lavori. La seconda prende il titolo dal modulo sostanzialmente inventato dall’allenatore di Reggiolo, che non nasce dagli effetti collaterali del rivedibile bibitone composto da Coca-Cola, Polase e zucchero che lui e i suoi compagni assumevano per favorire la buona sorte, ma dalla necessità di trovare spazio per i numerosi trequartisti a disposizione. Nella sua prima declinazione, Rui Costa e Rivaldo (uno degli 8 Palloni d’Oro che ha finora allenato) sono alle spalle di Inzaghi, per marcare i due mediani avversari.

Molto forte mentalmente, un po’ meno fisicamente. Sacchi vuole portarlo al Milan a tutti i costi, contraddicendo il medico sociale dell’epoca, facendo notare che è meglio avere problemi alle ginocchia che a livello cognitivo. Crede in questa mezz’ala al punto da mentire sui risultati atletici — che sono davvero modesti, tanto più se parametrati a quelli di Van Basten — per non demoralizzarlo. Il tempo, neanche a dirlo, dà ragione a lui. Fare una sovrapposizione su Gullit sarà anche impossibile, ma si è attrezzato per tutto il resto.

Ancelotti chiude confessando che si rilassa guardando partite, andando al cinema e cucinando, purché il piatto sia appetibile. L’intervista termina troppo presto, ma non senza che ci sia spazio per accennare alle ragazze di Lodz, che probabilmente costituirebbero un validissimo argomento per un altro articolo. Ma questa è davvero un’altra storia.

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