Vidal: dai campi di pietre alla Juve

“Se dovessi andare in guerra e potessi portarmi dietro un mio giocatore, sceglierei Arturo Vidal”. Parole e musica di Antonio Conte, attuale c.t. della nazionale italiana di calcio e vincitore delle ultime tre edizioni della Serie A. Il cileno è forte, coraggioso e leale: sarebbe un compagno perfetto.

Quando a Vidal viene chiesto di indicare il periodo più difficile della sua vita, la risposta si fa attendere solo per una frazione di secondo: è quello dell’infanzia e della prima fase dell’adolescenza, in cui il cibo era presente a giorni alterni, cioè solo quando sua madre lavorava, ed il freddo obbligava i membri della famiglia a stare vicini, per riscaldarsi. A complicare una situazione già men che ideale, l’assenza di una figura maschile di riferimento, in seguito all’allontanamento del padre di Arturo quando lui aveva cinque anni.

Non troppo tempo dopo, al matrimonio religioso del centrocampista della Juventus prende parte anche il presidente del Cile, Michelle Bachelet. Come trasformare quella situazione in questa? Con il duro lavoro. L’unica scorciatoia è capire che, per raggiungere i propri obiettivi, non esistono scorciatoie. L’etica professionale è tutto ciò che separa il successo dal fallimento, e, in alcuni casi, il benessere dalla fame.

Come per il suo compagno di squadra Carlitos Tevez, venire da un’infanzia povera rende Vidal estremamente combattivo, al punto da far pronunciare a Conte la frase citata. Ma l’inizio non è stato facile. Per sua stessa ammissione, le sue prime partite erano basate esclusivamente sulla corsa, in assenza dei più elementari rudimenti tecnico-tattici. Le frequenti cadute, in seguito alle quali continuava a sporcarsi il viso, gli sono valse il soprannome di “come tierra”, mangia terra. Quasi imprevedibile che sarebbe arrivato anche l’esordio in Champions League, contro il Chelsea, a Stanford Bridge, in cui avrebbe segnato un gol fondamentale per raddrizzare una partita che rischiava di terminare con una tonitruante sconfitta.

Il materiale a disposizione era di prima scelta, ma la qualità di un’intervista è da ascrivere anche al conduttore. Rispetto alla puntata precedente, Paolo Condò ha cambiato colore della cravatta, ma non ha abbandonato la cartelletta, né la buona abitudine di porre domande stimolanti. Visto il successo del mio articolo della scorsa settimana su Condò Confidential, programma di punta di Gazzetta TV, pensavo di far diventare fisso questo appuntamento. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Dal Rodelindo Román alla Juventus. Dalle pietre all’erba della Champions. Che sia un bene o un male, è impossibile perdere l’abitudine ad affrontare situazioni difficili. Quella che permette a Vidal di essere un giocatore incredibilmente versatile, capace di dare un contributo in quasi ogni ruolo del campo, e di interpretare in modo completo sia la fase difensiva che quella offensiva. Dalla povertà ai più grandi palcoscenici calcistici, ogni passo del suo successo è saldo e meritato.

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